L'intelligenza artificiale e il mercato del lavoro

Disruption, diffusione e il vero ritmo del cambiamento

Autore/i
Lloyd McAllister,Rita Wyshelesky
Data di pubblicazione
7 ottobre 2026
Tempo di lettura
8 minuto/i di lettura

L’intelligenza artificiale (IA) continua a dominare il dibattito macroeconomico, sociale e sugli investimenti. Una questione fondamentale per gli investitori è se aumenti la produttività e crei nuovo lavoro oppure sostituisca le persone più rapidamente di quanto i mercati del lavoro riescano ad adattarsi. La nostra opinione è che la disruption sia probabile, ma, aspetto fondamentale, che sarà graduale anziché improvvisa. La sostituzione sarà maggiore laddove i risultati sono misurabili e l’automazione è economicamente conveniente, mentre l’inerzia organizzativa, i costi di implementazione, la regolamentazione, la demografia, i vincoli infrastrutturali e la resistenza dei lavoratori rallenteranno la diffusione. Come le precedenti tecnologie di uso generale, è probabile che l’IA passi dalla sperimentazione a una trasformazione diffusa, con notevoli frizioni nel mezzo.

L’ansia per la disoccupazione è reale

La preoccupazione dell’opinione pubblica è tangibile: il 59% delle persone è preoccupato per l’IA, anche per i timori relativi alla perdita di posti di lavoro1 2. I sistemi di monitoraggio del mercato del lavoro legati all’IA attribuiscono all’IA circa 370.000 tagli di posti di lavoro da gennaio 2023, mentre l’IA è stata citata in circa il 7% dei tagli negli Stati Uniti a gennaio 20263. Importanti ricercatori nel campo dell’IA hanno espresso con forza la preoccupazione che le conseguenze sociali possano essere gestite in modo inadeguato, e il World Economic Forum colloca gli esiti negativi dell’IA molto più in alto su un orizzonte di dieci anni rispetto al breve termine4. La portata dell’IA si sta inoltre estendendo oltre le attività digitali, nel mondo fisico, con il progresso della robotica e dell’IA embodied. A livello aziendale, controversie sul lavoro di grande rilievo, come quelle in Samsung, mostrano inoltre che la resistenza può intensificarsi quando i lavoratori ritengono che i benefici vadano in misura sproporzionata agli azionisti e al management.

Sarà la diffusione, non la capacità, a determinare il ritmo

La nostra prima convinzione è che la diffusione dell’IA, piuttosto che la capacità dei modelli, sia la variabile chiave quando si considerano l’IA e la disoccupazione. La diffusione della tecnologia richiede tempo, poiché dipende da un cambiamento più ampio del sistema, e non soltanto dalla capacità della tecnologia stessa. Le aziende devono individuare i casi d’uso, integrare i sistemi, riprogettare i flussi di lavoro, formare il personale, validare i risultati, gestire i rischi informatici e relativi ai dati e attribuire le responsabilità quando i sistemi non funzionano. In molti casi, i costi di implementazione superano ancora i risparmi sul costo del lavoro disponibili, favorendo un potenziamento selettivo rispetto a un’automazione su vasta scala. La storia mostra perché questi elementi complementari sono importanti. Negli Stati Uniti, l’occupazione agricola è scesa dal 41% della forza lavoro nel 1920 a circa il 5% nel 1970, ma i trattori da soli non hanno determinato questo cambiamento: attrezzature per la raccolta, innovazione delle sementi, logistica e metodi di produzione hanno trasformato il settore nell’arco di decenni5. Le tecnologie digitali hanno spesso seguito lo stesso andamento della produttività a forma di J6 7. Analogamente, l’adozione dell’IA è più avanzata rispetto alla trasformazione organizzativa. Nel 2026 Gallup ha rilevato che la metà degli adulti occupati utilizzava l’IA almeno occasionalmente, ma solo circa un lavoratore su dieci nelle organizzazioni che adottano l’IA era pienamente d’accordo sul fatto che il proprio lavoro fosse stato trasformato8.
La nostra seconda osservazione è che una maggiore produttività non deve necessariamente tradursi direttamente in una minore domanda di lavoro. Questo perché i benefici possono manifestarsi sotto forma di servizi migliori, nuove mansioni, maggiore produzione e prezzi più bassi che stimolano la domanda — una versione del paradosso di Jevons applicata al mercato del lavoro. Esempi storici, tra cui cotone, acciaio e veicoli a motore, mostrano come l’automazione possa coesistere con l’espansione della produzione e dell’occupazione mentre la domanda continua a crescere per lunghi periodi di tempo9.

Esseri umani e macchine: sostituti o complementi?

L’occupazione dipende dall’equilibrio tra sostituzione, produttività e creazione di nuove mansioni, non semplicemente dall’esposizione10. La nostra terza osservazione è che i lavori che richiedono capacità di giudizio, responsabilità e interazione umana sono spesso complementari all’IA, mentre il lavoro cognitivo di routine è più sostituibile. La radiologia illustra questa dinamica. Nonostante le previsioni di una sostituzione guidata dall’IA, persistono carenze di personale, poiché la domanda di diagnostica per immagini continua a superare la capacità11 12. Analogamente, l’IA può migliorare la produttività nella programmazione, ma gli elevati tassi di errore aumentano l’importanza del debugging, dell’architettura, della sicurezza informatica e della capacità di giudizio sui sistemi13. Questo contribuisce a spiegare perché le attuali evidenze sul mercato del lavoro rimangano contrastanti14. Amazon, Meta e HSBC hanno citato l’IA nel discutere cambiamenti della forza lavoro, ma le riduzioni sono state modeste rispetto all’organico complessivo, e Meta ha successivamente riconosciuto che alcune decisioni erano state premature, poiché l’adozione si è rivelata più difficile del previsto15. Di conseguenza, osserviamo che rimane difficile distinguere la reale sostituzione dovuta all’IA dalla debolezza ciclica e dalle ristrutturazioni convenzionali, in particolare considerando che l’innovazione tecnologica rimodella continuamente i mercati del lavoro: circa il 60% dei lavori odierni non esisteva nel 194016.

Una rivoluzione digitale con vincoli fisici, politici e legati alla struttura del mercato

L’IA può essere software, ma osserviamo che i suoi colli di bottiglia sono sempre più fisici. L’espansione richiede capacità di calcolo, energia e materiali critici: si stima che i costi dei data center aumenteranno da $7.7m/MW nel 2020 a circa $11.3m/MW nel 2026, mentre si prevede che l’offerta di rame soddisferà solo il 70% della domanda e l’offerta di semiconduttori rimane concentrata a Taiwan, area geopoliticamente sensibile17 18. Anche le istituzioni possono aggiungere frizioni: le negoziazioni salariali di Hyundai si sono intrecciate con le preoccupazioni relative ai robot basati sull’IA, mentre i tribunali cinesi hanno contestato licenziamenti giustificati esclusivamente dalla sostituzione tramite IA. I governi potrebbero inoltre rispondere a una disruption visibile attraverso programmi di riqualificazione, sostegno al reddito o persino misure quali imposte sui profitti legati all’IA. Anche la struttura del mercato è importante. Se l’IA di frontiera rimane concentrata tra un numero ristretto di fornitori con un maggiore potere di determinazione dei prezzi, l’adozione potrebbe essere più lenta. Un contesto più competitivo, con modelli meno costosi, potrebbe accelerare sia la produttività sia la sostituzione. A nostro avviso, occorreranno ancora almeno cinque anni perché i modelli avanzati di IA diventino prodotti ampiamente disponibili e standardizzati. È probabile che questi vincoli e interventi moderino i tassi di diffusione e contribuiscano a distribuire nel tempo i costi di adeguamento.

La demografia cambia lo scopo dell’automazione

Il dibattito sul lavoro spesso presuppone un numero eccessivo di lavoratori, ma molte economie sviluppate potrebbero trovarsi ad affrontare il problema opposto. L’OCSE prevede che la popolazione di età compresa tra 20 e 64 anni diminuirà dell’8% entro il 2060, mentre il rapporto di dipendenza degli anziani aumenterà dal 31% nel 2023 al 52% entro il 206019. Con gli attuali trend di produttività, la crescita annua pro capite potrebbe rallentare dall’1,0% allo 0,6%20. L’assistenza informale costa già tra lo 0,8% e il 4,9% del PIL a causa della riduzione delle ore lavorate e della produttività21. Osserviamo pertanto che l’automazione resa possibile dall’IA potrebbe essere necessaria per sostenere la produzione e i servizi essenziali, dato che un numero inferiore di lavoratori dovrà sostenere un numero maggiore di persone a carico. Il Giappone rappresenta un primo esempio: i robot vengono utilizzati sempre più nei servizi e nell’assistenza agli anziani, con almeno il 26% dei fornitori di assistenza a lungo termine che ha adottato robot assistenziali22. Insieme all’immigrazione, alla formazione e a una maggiore partecipazione, la produttività legata all’IA potrebbe alleviare le carenze di manodopera anziché creare un surplus aggregato di forza lavoro.

Rischi più significativi potrebbero emergere prima dei licenziamenti di massa

Ci preme sottolineare che il nostro scenario centrale di una disruption graduale del mercato del lavoro non è privo di conseguenze negative. I mercati del lavoro potrebbero indebolirsi dapprima attraverso un rallentamento delle assunzioni, che sembra già verificarsi in alcuni ambiti. Studi di Stanford e del Census hanno rilevato un calo relativo dell’occupazione del 12-16% tra i giovani lavoratori nei ruoli maggiormente esposti all’IA23. Un’economia caratterizzata da un persistente blocco delle assunzioni potrebbe ridurre reddito, mobilità e domanda, mentre un numero inferiore di ruoli junior limiterebbe le opportunità di sviluppare capacità di giudizio, gestione dei clienti, comunicazione e competenze professionali. Tutto ciò indebolisce il bacino della futura leadership. Esiste anche un rischio ciclico. Se l’attuale boom degli investimenti nell’IA e i relativi effetti ricchezza legati ai mercati azionari dovessero invertirsi, PIL e margini aziendali più deboli potrebbero incoraggiare un’ulteriore automazione, rafforzando la disoccupazione legata alla recessione. Le capacità dell’IA potrebbero inoltre progredire più rapidamente di quanto le organizzazioni e le politiche riescano ad adattarsi, o di quanto ci aspettiamo. Il Remote Labour Index del Centre for AI Safety ha rilevato che attualmente l’IA può eguagliare o superare le prestazioni umane nel 16% delle attività freelance di valore economico24. Separatamente, una ricerca del MIT Media Lab collega un uso intensivo dell’assistenza dell’IA a una minore capacità di analisi indipendente e di memorizzazione25. L’IA può accelerare l’apprendimento, ma senza una governance e una formazione adeguate rischia di dequalificare i lavoratori e indebolire la capacità di giudizio umana. Sebbene le considerazioni sulla disoccupazione dominino il flusso di notizie, sottolineiamo che esiste una miriade di modi in cui l’IA può incidere sulle capacità degli esseri umani e sul mercato del lavoro e che dovranno essere monitorati.

Implicazioni per gli investimenti: distinguere l’adozione dal valore duraturo

L’IA è un tema d’investimento centrale per Carmignac, collocandosi all’intersezione tra geopolitica, economia e considerazioni ESG. La competizione tra Stati Uniti e Cina le conferisce le caratteristiche di una corsa agli armamenti, sostenendo gli investimenti in capacità di calcolo, semiconduttori ed energia nonostante l’incertezza sui rendimenti nel breve termine. Insieme alla spesa per la difesa e ai vincoli dell’offerta, ciò potrebbe mantenere più elevati l’inflazione e i costi del capitale e rallentare la diffusione. Abbiamo selezionato attentamente la nostra esposizione all’IA lungo la catena del valore, da Nvidia, TSMC e ASML agli hyperscaler e agli specialisti, tra cui Nitto Boseki, Innodisk e Asia Vital26. I probabili vincitori sono coloro che traducono l’IA in guadagni di produttività duraturi senza indebolire la resilienza, le competenze della forza lavoro o la legittimazione sociale. Inoltre, il nostro framework proprietario Responsible AI valuta le aziende sulla base di sette pilastri, con particolare attenzione alla governance, ai dati e alla trasparenza, contribuendo a individuare le società meglio posizionate per cogliere i benefici dell’IA limitando al contempo i rischi operativi, normativi e sociali.

Conclusione

In Carmignac riteniamo che l’IA rimodellerà i mercati del lavoro, ma è probabile che l’adozione sia graduale, disomogenea e contestata. Alcuni lavori scompariranno, molti evolveranno ed emergeranno nuovi ruoli. Lo scenario ampiamente discusso di un “Armageddon dei posti di lavoro” rimane improbabile nel nostro scenario centrale, poiché le frizioni economiche, istituzionali, fisiche e demografiche rallentano la diffusione. Per gli investitori, la questione decisiva è chi possa tradurre le capacità dell’IA in un’implementazione su larga scala capace di generare valore commerciale e governata in modo responsabile.

1Roshni Modhvadia, Tvesha Sippy, Octavia Field Reid e Helen Margetts, «How Do People Feel About AI?» (Ada Lovelace Institute e The Alan Turing Institute, 2025).
2UK Government Department for Science, Innovation and Technology (2024) – Public attitudes to data and AI – tracker survey report.
3https://www.challengergray.com/wp-content/uploads/2026/02/CR126007123.pdf.
4World Economic Forum – Global Risks Report (2026).
5US Department of Agriculture (2005) The 20th Century Transformation of US Agriculture and Farm Policy.
6Brynjolfsson, Erik, Daniel Rock e Chad Syverson, “The Productivity J-curve: How Intangibles Complement General Purpose Technologies,” American Economic Journal: Macroeconomics, 2021, 13 (1), 333–372.
7https://www.gallup.com/workplace/704225/rising-adoption-spurs-workforce-changes.aspx.
8https://www.gallup.com/workplace/704225/rising-adoption-spurs-workforce-changes.aspx.
9James Bessen, "AI and Jobs: the role of demand," NBER Working Paper 24235 (2018), https://doi.org/10.3386/w24235.
10Acemoglu, Daron e Pascual Restrepo. 2019. "Automation and New Tasks: How Technology Displaces and Reinstates Labor." Journal of Economic Perspectives 33 (2): 3–30.
11https://www.youtube.com/watch?v=2HMPRXstSvQ&themeRefresh=1.
12Royal College of Radiologists, “Staff shortages are a ‘ticking time bomb’ for cancer patients, doctors warn” (2025).
13CodeRabbit, State of AI vs. Human Code Generation Report (dicembre 2025).
14https://www.bls.gov/news.release/jolts.t05.htm.
15Zuckerberg says Meta made 'mistakes' in AI workforce shift | Reuters.
16Goldman Sachs (2025) – How will AI affect the global workforce.
17JLL (2026) 2026 Global Data Centre Market Outlook.
18IEA Global Critical Minerals Outlook 2025.
19Setting the scene: Demographic change, economic growth and intergenerational inequalities: OECD Employment Outlook 2025 | OECD.
20Causa, O. et al. (2025), “Labour shortages and labour market inequalities: Evidence and policy implications”, OECD Economics Department Working Papers, n. 1832, OECD Publishing, Parigi, https://doi.org/10.1787/14e62ec0-en.
21https://wkc.who.int/resources/news/item/01-10-2024-supporting-informal-long-term-caregivers-for-older-people.
22Tosaka, Y., Funada, S. e Goto, R. Organization-level factors associated with the adoption of care robots in long-term care providers: insights from a 3-year pooled cross-sectional study in Japan. BMC Health Serv Res 26, 252 (2026). https://doi.org/10.1186/s12913-026-14082-4.
23Erik Brynjolfsson, Bharat Chandar e Ruyu Chen, “Canaries in the Coal Mine? Six Facts about the Recent Employment Effects of Artificial Intelligence” (Stanford Digital Economy Lab, novembre 2025).
24Centre for AI Safety (1° giugno 2026) A Significant Increase in Digital Labor Automation.
25Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI Assistant for Essay Writing Task — MIT Media Lab.
26I riferimenti a specifici titoli sono inclusi esclusivamente a scopo illustrativo, per descrivere il processo di investimento o la costruzione del portafoglio, e non devono essere considerati una raccomandazione né un’indicazione della composizione passata, attuale o futura del portafoglio. Il portafoglio è soggetto a modifiche senza preavviso.

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