
Nel primo trimestre del 2026, Carmignac Portfolio EM Debt ha registrato una performance netta del -0,76%, sovraperformando l’indice di riferimento, che ha registrato un calo del -1,07%. Questa sovraperformance relativa è stata trainata principalmente dal contributo positivo dell’allocazione valutaria, dalle strategie di copertura e dalla resilienza delle posizioni nel debito locale.
Il primo trimestre del 2026 è stato segnato da un forte deterioramento del contesto geopolitico, che ha determinato un significativo cambiamento nelle dinamiche dei mercati globali. Il periodo si è aperto in un contesto relativamente costruttivo ma fragile, con il crescente aumento delle tensioni politiche a pesare sul sentiment. Tra gli sviluppi principali si segnalano le rinnovate pressioni degli Stati Uniti sui propri alleati in merito alla Groenlandia, l’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro e l’intensificarsi delle tensioni con l’Iran, sullo sfondo dello stallo dei negoziati sul nucleare. Allo stesso tempo, l’incertezza legata alla politica commerciale statunitense, dopo l’introduzione di un dazio globale del 10%, e i timori relativi all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione hanno contribuito a rendere il tono dei mercati più prudente.
Gennaio e febbraio sono stati caratterizzati da episodi intermittenti di avversione al rischio, che hanno sostenuto i titoli di Stato. A febbraio i rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti, con il decennale in calo di circa 29 punti base, sotto il 4%, riflettendo la domanda di beni rifugio. Nel frattempo, la resilienza della crescita statunitense e la persistenza dell’inflazione hanno indotto la Federal Reserve a mantenere un atteggiamento prudente, ridimensionando le aspettative di imminenti tagli dei tassi. Questa combinazione di tassi stabili e di un dollaro USA più debole si è rivelata favorevole per gli asset dei mercati emergenti, in particolare per il debito locale e le valute, mentre gli esportatori di materie prime hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei metalli.
Il mese di marzo ha segnato un netto punto di svolta. L’escalation del conflitto in Medio Oriente, in seguito agli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha innescato un rilevante shock energetico, con il petrolio salito oltre i 110 dollari al barile a causa delle interruzioni nello Stretto di Hormuz. Ciò ha provocato una forte revisione delle aspettative su inflazione e politica monetaria. I rendimenti statunitensi sono aumentati, con il biennale in rialzo di circa 42 punti base e il decennale di 28 punti base, fino a raggiungere circa il 4,30% a fine trimestre, insieme a un generalizzato aumento dell’avversione al rischio e a un ampliamento degli spread creditizi.
Per i mercati emergenti, il trimestre è stato caratterizzato da due fasi distinte. I primi due mesi hanno offerto un contesto favorevole, poiché l’anno è iniziato in un contesto globale orientato all’allentamento monetario, con banche centrali sia dei Paesi sviluppati sia dei Paesi emergenti impegnate, o attese, in cicli di allentamento. Questo scenario è stato sostenuto da un’inflazione in moderazione e da una crescita ancora resiliente, creando condizioni favorevoli per gli asset rischiosi. In tale contesto, i mercati emergenti hanno beneficiato di carry interessanti, di un dollaro USA più debole e di fondamentali domestici solidi. Le obbligazioni sovrane in valuta forte hanno proseguito il loro trend positivo, mentre il debito in valuta locale ha beneficiato della compressione dei rendimenti e dell’apprezzamento delle valute, prima che tali guadagni fossero in larga parte annullati dalla correzione di marzo.
Con il deteriorarsi del contesto geopolitico in seguito all’escalation del conflitto in Medio Oriente, la propensione al rischio si è indebolita su tutti i mercati e in tutte le asset class globali, compresi i mercati emergenti. Il debito emergente ha subito pressioni, con le obbligazioni in valuta forte che hanno registrato la loro peggiore performance mensile degli ultimi anni, penalizzate dall’aumento dei rendimenti USA e dall’ampliamento degli spread. Anche i mercati locali si sono indeboliti, con la componente valutaria che ha rappresentato una quota significativa del ribasso. Tuttavia, i prezzi più elevati dell’energia hanno sostenuto diverse valute legate alle materie prime, in particolare in America Latina e in Kazakistan, mentre il renminbi cinese ha mostrato una relativa resilienza.
Lo shock globale ha inoltre innescato una revisione delle aspettative monetarie nei mercati emergenti, che sono passate da una prospettiva di allentamento a un orientamento più prudente, o addirittura, in alcuni casi, a un nuovo ciclo restrittivo. Questo aggiustamento appare in parte eccessivo, considerando che i tassi reali restano su livelli storicamente elevati rispetto agli ultimi due decenni, mentre l’inflazione rimane contenuta e in alcuni casi al di sotto degli obiettivi delle banche centrali. Più in generale, i mercati emergenti hanno affrontato questo periodo da una posizione più solida rispetto agli shock precedenti, con inflazione contenuta, una posizione esterna migliorata e quadri di politica monetaria più credibili, elementi che contribuiscono a garantire un aggiustamento più ordinato.
Nel primo trimestre del 2026, il Fondo ha registrato una performance assoluta negativa, ma ha sovraperformato il proprio indice di riferimento, sostenuto dalla sua allocazione attiva e dal posizionamento difensivo in un contesto di mercato più difficile.
Il debito sovrano in valuta forte è stato il principale contributo negativo nel periodo. L’ampliamento degli spread in valuta forte, con l’indice J.P. Morgan EMBI Global Diversified in aumento di circa 35 punti base fino a chiudere vicino a 290 punti base, ha pesato sulla performance, soprattutto durante il forte episodio di avversione al rischio di marzo. In questo contesto, le nostre esposizioni a emittenti high yield come Egitto e Turchia hanno penalizzato la performance, poiché questi mercati si sono dimostrati particolarmente sensibili al deterioramento del sentiment di rischio globale. Anche il nostro posizionamento in Sudafrica ha inciso negativamente sulla performance, specialmente a marzo, poiché il Paese ha risentito dell’aumento dei prezzi del petrolio in quanto importatore netto di greggio.
Per quanto riguarda il debito in valuta locale, la performance è stata inizialmente sostenuta dal nostro posizionamento lungo sulla duration in contesti caratterizzati da tassi reali elevati durante i primi due mesi dell’anno. Tuttavia, questi guadagni sono stati più che compensati dal brusco aggiustamento dei tassi a marzo, determinando un contributo negativo nel trimestre. Le nostre posizioni lunghe sui tassi locali, tra cui Sudafrica, Messico e Perù, sono state i principali contributi negativi a fronte del rialzo dei rendimenti. Al contrario, le nostre esposizioni ai mercati dell’Europa centrale e orientale, come Polonia e Ungheria, hanno fornito un modesto contributo positivo. Inoltre, la nostra sottoesposizione ai mercati locali asiatici, tra cui India, Thailandia e Indonesia, ci ha consentito di sovraperformare in termini relativi.
L’allocazione valutaria è stata il principale contributo positivo nel trimestre. Il Fondo ha beneficiato della sua esposizione a valute legate alle materie prime e ad alto carry, che abbiamo rafforzato nel corso di marzo, in particolare in America Latina, tra cui real brasiliano, peso colombiano e peso messicano, nonché tenge kazako, in un contesto di aumento dei prezzi energetici favorevole ai Paesi esportatori. La performance è stata ulteriormente sostenuta dalla nostra esposizione al renminbi cinese, che ha sovraperformato e si è mostrato meno sensibile al sentiment di rischio globale, beneficiando del suo regime di cambio gestito.
Infine, il portafoglio ha beneficiato del suo posizionamento difensivo. In un contesto di forte ribasso dei mercati, ampliamento degli spread creditizi e rinnovate pressioni inflazionistiche, le nostre strategie di protezione del credito implementate tramite credit default swap (CDS) e il posizionamento sull’inflazione, in particolare attraverso obbligazioni indicizzate all’inflazione (Messico, Brasile, Polonia) e breakeven europei, hanno contribuito positivamente e hanno permesso di attenuare l’impatto della correzione generalizzata del mercato.
In prospettiva, sebbene gli sviluppi geopolitici possano continuare a generare volatilità nel breve termine, la nostra tesi di investimento sul debito dei mercati emergenti nel medio-lungo periodo rimane invariata. Le economie emergenti oggi beneficiano di fondamentali più solidi, banche centrali più credibili e una posizione esterna più solida rispetto ai cicli precedenti, offrendo così una base robusta per affrontare il contesto attuale. Restiamo pertanto costruttivi sul debito dei mercati emergenti, sostenuti da fondamentali resilienti, rendimenti ancora interessanti e dinamiche esterne in miglioramento. Sebbene il recente shock geopolitico abbia portato a una revisione delle aspettative su inflazione e politica monetaria, riteniamo che in alcuni casi questo aggiustamento sia stato eccessivo, creando nuove opportunità all’interno dell’asset class.
Se la situazione geopolitica dovesse ulteriormente deteriorarsi e modificare in modo sostanziale lo scenario globale per inflazione o politica monetaria, restiamo pronti ad adeguare di conseguenza le esposizioni. In questa fase, tuttavia, riteniamo che l’attuale posizionamento del portafoglio bilanci in modo appropriato la gestione del rischio con le opportunità disponibili nei mercati emergenti.
In questo contesto di crescenti tensioni geopolitiche e del conseguente shock energetico, che ha avuto un impatto significativo sulle dinamiche inflazionistiche e sulle aspettative di politica delle banche centrali, abbiamo ridotto il rischio complessivo del portafoglio aumentando la selettività e concentrandoci sui titoli che hanno sovraperformato dopo la volatilità osservata a marzo. Abbiamo ridotto in misura significativa la duration da circa 640 punti base (al 31/12/2025) a circa 350 punti base (al 31/03/2026), principalmente attraverso una riduzione della duration in valuta locale. Allo stesso tempo, il rendimento a scadenza del Fondo è aumentato sensibilmente fino a circa il 10,0% (incluso il carry valutario), rafforzando l’attrattiva dell’asset class.
Nel debito in valuta locale, abbiamo gestito attivamente la nostra esposizione e implementato strategie di valore relativo riducendo le posizioni nei Paesi importatori di petrolio dell’Europa centrale e orientale e in Sudafrica, che sono più vulnerabili all’aumento dei prezzi dell’energia. Allo stesso tempo, abbiamo rafforzato il nostro posizionamento nei Paesi esportatori di materie prime dell’America Latina, in particolare Brasile, Colombia e Perù, e avviato una posizione tattica in Romania.
Nel debito sovrano in valuta forte, manteniamo un’allocazione complessivamente stabile, concentrata su opportunità idiosincratiche e sulle nostre posizioni core ad alta convinzione come Costa d’Avorio ed Egitto, aumentando selettivamente l’esposizione verso Paesi che offrono interessanti profili rischio-rendimento, tra cui Romania ed Ecuador. In quest’ultimo, il miglioramento della disciplina macroeconomica, il rafforzamento dei fondamentali e il proseguimento del percorso di riforme continuano a creare opportunità interessanti, non pienamente apprezzate dai mercati nonostante i rischi persistenti.
Sebbene la nostra esposizione al credito corporate resti limitata, continuiamo a investire in modo selettivo in emittenti high yield con rating compreso tra BB- e B, che offrono carry interessanti, in particolare nei settori energetico e finanziario.
Sul fronte valutario, abbiamo aumentato l’esposizione al dollaro USA dopo lo scoppio del conflitto, mantenendo al contempo una discreta esposizione all’euro. Continuiamo a privilegiare le valute legate alle materie prime e abbiamo rafforzato le nostre posizioni in diverse di esse, in particolare real brasiliano, peso messicano e tenge kazako, che beneficiano dell’attuale contesto energetico. Abbiamo inoltre aumentato l’esposizione ad alcune valute dell’Europa orientale, tra cui il fiorino ungherese. Inoltre, nel corso del periodo abbiamo costruito una posizione nel renminbi cinese, che rimane meno sensibile al sentiment di rischio globale grazie al suo regime di cambio gestito. Al contrario, abbiamo mantenuto posizioni corte su diverse valute asiatiche, in particolare nei Paesi importatori di petrolio, per poi realizzare gradualmente profitti verso la fine del periodo.
Infine, abbiamo rafforzato il posizionamento difensivo del portafoglio per affrontare un contesto più volatile. Le strategie di protezione del credito, implementate tramite CDS su indici e su emittenti selezionati, sono state incrementate per coprire il rischio di un ulteriore ampliamento degli spread. Allo stesso tempo, manteniamo un’esposizione significativa a strumenti indicizzati all’inflazione in mercati selezionati (Messico, Polonia, Brasile), nonché ai breakeven europei, offrendo protezione contro una possibile riaccelerazione dell’inflazione.
*Scala di Rischio del KID (documento contenente le informazioni chiave). Il rischio 1 non significa che l'investimento sia privo di rischio. Questo indicatore può evolvere nel tempo. **Il Regolamento SFDR (Regolamento sull’informativa di sostenibilità dei mercati finanziari) 2019/2088 è un regolamento europeo che impone agli asset manager di classificare i propri fondi in tre categorie: Articolo 8: fondi che promuovono le caratteristiche ambientali e sociali, Articolo 9 che perseguono l'investimento sostenibile con obiettivi misurabili o Articolo 6 che non hanno necessariamente un obiettivo di sostenibilità. Per ulteriori informazioni consultare: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2019/2088/oj?locale=it.
| Carmignac Portfolio EM Debt | 1.1 | -10.0 | 28.9 | 10.5 | 3.9 | -9.0 | 15.3 | 4.1 | 7.9 | -0.8 |
| Indice di riferimento | 0.4 | -1.5 | 15.6 | -5.8 | -1.8 | -5.9 | 8.9 | 4.4 | 8.6 | -1.1 |
| Carmignac Portfolio EM Debt | + 5.3 % | + 4.0 % | + 5.4 % |
| Indice di riferimento | + 5.7 % | + 3.0 % | + 2.3 % |
Fonte: Carmignac al 31 mar 2026.
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Indice di riferimento: 50% JP Morgan GBI – Emerging Markets Global Diversified Composite Unhedged EUR Index (JGENVUEG) + 50% JPMorgan EMBI Global Diversified EUR hedged Index (JPEIDHEU)
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