La lettera di Edouard Carmignac

La lettera di Edouard Carmignac

Il commento trimestrale sulle attuali sfide economiche, politiche e sociali, direttamente dalla penna di Edouard Carmignac.

Paris, 14 gennaio 2026

Gentile Signora, Egregio Signore,

Il filosofo Karl Popper scriveva che “l’ottimismo è un dovere morale”. Il suo pensiero incoraggia ciascuno ad aprirsi al futuro, e ci rammenta che è nostra responsabilità comune coltivare questa apertura attraverso le nostre azioni. Anziché predire il male, dovremmo lottare per un mondo migliore.

In quanto investitori, ci troviamo a dover affrontare una vera e propria “celebrazione del terrore”, e questo sia che si tratti dell’imminente scoppio della “bolla” dell’intelligenza artificiale, della resilienza del regime di Vladimir Putin e della sua inevitabile vittoria sull’Ucraina, o della stretta inesorabile della Cina su Taiwan...

Tuttavia, un’analisi approfondita delle varie forze in gioco ci consente di prevedere scenari in cui le prospettive future sono molto più entusiasmanti:

  • l’intelligenza aumentata, erroneamente definita come “artificiale”, inaugurerà una fase di straordinaria accelerazione tecnologica, mai vissuta prima dal genere umano. Stimolando la produttività e la creatività, l’IA sta diventando un potente driver di ricerca in molti campi, dalla fisica alle biotecnologie e alla produzione di energia rinnovabile;
  • la caduta di regimi autoritari corrotti, coinvolti in massicce appropriazioni indebite di risorse a vantaggio di una cricca al potere, e che finanziano atti eversivi al di fuori delle loro frontiere. Come nel caso del Venezuela, per quasi cinquant’anni i leader iraniani hanno mantenuto il controllo sulle risorse petrolifere del paese e hanno profondamente destabilizzato il Medio Oriente, al prezzo di una forte repressione del popolo iraniano. La caduta simultanea di questi due regimi ci consente di prevedere una forte correzione dei prezzi degli idrocarburi, che potrebbe notevolmente indebolire il potere di Putin;
  • l’inevitabile trasformazione del modello cinese. Dopo avere reso difficile la penetrazione del proprio mercato attraverso una serie di misure protezionistiche, e dopo averne limitato lo spessore riducendo il potere d’acquisto del proprio ceto medio, la Cina si è lanciata in una campagna di conquista dei mercati esteri su tutti i fronti. Questa politica predatoria non ha futuro. I forti aumenti dei dazi doganali hanno reso più difficile l’accesso agli Stati Uniti, e l’Amministrazione Trump ha ora ostacolato la corsa della Cina in America del Sud. Le aziende cinesi stanno tentando di prendere d’assalto il mercato europeo, dove le autorità, spesso tardive nel reagire, stanno finalmente iniziando a prendere provvedimenti. Il probabile indebolimento del mercato russo dovrebbe indurre ulteriormente il governo cinese a stimolare i consumi interni. Si tratta di un cambiamento che deve essere accompagnato da una forte liberalizzazione politica.

Eccesso di ottimismo da parte mia? Forse. Ma ero stato troppo ottimista lo scorso aprile quando avevo predetto l’impatto dello “tsunami Milei” sulla rivalutazione degli asset sudamericani, o lo scorso luglio, quando avevo previsto l’impatto dell’indebolimento dei mullah iraniani sul Medio Oriente?

Contrariamente a quanto i titoli allarmistici di breve periodo sulla stampa vorrebbero farci credere, il futuro potrebbe essere radioso. Su questa nota di ottimismo, vi faccio i miei migliori auguri per l’anno a venire.

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