
Carmignac Patrimoine (A EUR Acc) ha registrato una performance del +1,48% nel quarto trimestre del 2025, sovraperformando il proprio indice di riferimento, che ha segnato una performance del +1,14%. Sull’intero anno 2025, il Fondo ha conseguito una performance del +12,12%, a fronte del +1,09% dell’indice di riferimento.
Nel 2025, i mercati finanziari si sono evoluti in un contesto complessivamente costruttivo ma disomogeneo, caratterizzato da un’inflazione in progressiva stabilizzazione, da una crescita globale resiliente seppur in moderazione e da una svolta decisa verso politiche monetarie più accomodanti. L’anno è iniziato all’insegna di una marcata incertezza politica e macroeconomica, a seguito dell’insediamento di Donald Trump come 47° Presidente degli Stati Uniti, con l’introduzione di nuovi dazi commerciali e misure in materia di immigrazione che hanno destabilizzato le aspettative degli investitori. Ulteriori preoccupazioni legate all’intensificarsi della concorrenza cinese nel campo dell’intelligenza artificiale, alle tempistiche dei tagli dei tassi di interesse e al rallentamento dello slancio dell’economia statunitense hanno innescato diverse correzioni di mercato, brusche ma di breve durata, nei primi mesi dell’anno. A partire dai minimi di aprile, tuttavia, gli asset rischiosi hanno messo a segno un forte recupero, sostenuti dal perdurare della resilienza economica, da un rinnovato stimolo fiscale nelle principali aree geografiche e dai tagli dei tassi da parte delle principali banche centrali, che hanno sostenuto le valutazioni e ripristinato l’appetito per il rischio.
I mercati azionari hanno chiuso l’anno in deciso rialzo, con marcate divergenze regionali. I titoli azionari statunitensi hanno mostrato una buona tenuta, sostenuti dal persistente entusiasmo per l’intelligenza artificiale, da solidi investimenti in conto capitale da parte degli hyperscaler, da una crescita robusta degli utili e dall’aumento delle operazioni strategiche lungo l’ecosistema del cloud e delle infrastrutture. I mercati azionari europei e quelli dei Paesi emergenti hanno sovraperformato, beneficiando rispettivamente del rallentamento dell’inflazione e del miglioramento delle prospettive di crescita, rafforzate nel Vecchio Continente da un significativo stimolo fiscale in Germania, e dell’indebolimento del dollaro statunitense nonché del rinnovato interesse degli investitori verso i mercati emergenti, in particolare quelli maggiormente esposti ai semiconduttori, come Taiwan e Corea del Sud. In ambito obbligazionario, i mercati hanno rispecchiato traiettorie di politica monetaria divergenti: negli Stati Uniti, i tassi a lungo termine sono scesi a fronte del rallentamento della crescita e dei tre tagli dei tassi effettuati dalla Federal Reserve nella seconda metà dell’anno, mentre i rendimenti dell’area euro sono aumentati, sostenuti dal rilancio delle ambizioni fiscali e dal miglioramento delle aspettative di crescita. Il Giappone ha rappresentato un caso a sé stante: il perdurare delle pressioni inflazionistiche e un sostegno fiscale aggressivo hanno indotto la Bank of Japan a inasprire la politica monetaria, determinando un marcato aumento dei rendimenti a lungo termine. Nel frattempo, i mercati del credito hanno continuato ad attrarre consistenti flussi in entrata per il terzo anno consecutivo, con un’ulteriore compressione degli spread, poiché gli investitori hanno ricercato rendimenti interessanti in un contesto caratterizzato da fattori tecnici favorevoli, banche centrali accomodanti e un sostegno fiscale persistente. L’incertezza geopolitica ha infine alimentato un forte rally dei metalli preziosi.
Il Fondo ha chiuso l’anno con un altro trimestre solido, registrando il quarto trimestre consecutivo con performance positiva e la quarta sovraperformance rispetto all’indice. Su base annua, il Fondo ha conseguito una robusta performance a doppia cifra, superando i mercati azionari globali pur mantenendo un’esposizione media all’azionario pari a circa il 40%. Questo risultato riflette un approccio intenzionale alla costruzione del portafoglio, che combina un’assunzione di rischio selettiva con una diversificazione disciplinata tra le diverse asset class.
La performance corretta per il rischio ha continuato a rappresentare un elemento distintivo. La gestione attiva del rischio si è tradotta in un profilo di rendimento più regolare, caratterizzato da un numero inferiore di mesi negativi, da una volatilità sensibilmente più contenuta e da un drawdown significativamente ridotto rispetto all’indice di riferimento. Questo profilo asimmetrico evidenzia l’efficacia sia delle scelte di allocazione sia delle strategie di copertura nel navigare un contesto di mercato complesso e spesso volatile.
L’azionario è stato il principale contributore alla performance. I risultati sono stati trainati da una solida selezione dei titoli, in particolare tra i leader tecnologici statunitensi e asiatici che beneficiano di trend strutturali di crescita legati all’intelligenza artificiale e alla domanda di semiconduttori, tra cui Alphabet, Nvidia, TSMC e SK Hynix. Queste posizioni sono state affiancate da un’esposizione selettiva al settore finanziario, con titoli come UBS e Itaú Unibanco, che hanno apportato diversificazione e contribuito positivamente in un contesto di dinamiche monetarie e regolamentari divergenti tra le regioni.
La gestione attiva dell’azionario ha inoltre svolto un ruolo chiave nella protezione al ribasso. Gli aggiustamenti tattici e le coperture hanno mitigato l’impatto delle brusche correzioni di mercato, in particolare durante l’episodio del “Liberation Day”, preservando al contempo la partecipazione ai rialzi. Parallelamente, l’esposizione ai metalli preziosi, in particolare attraverso titoli minerari legati a oro e argento, ha consentito al Fondo di beneficiare del rally dei metalli e ha rafforzato la convessità del portafoglio.
Per quanto riguarda la componente obbligazionaria, la performance è derivata principalmente da strategie a breve duration e da un posizionamento tattico lungo la curva dei rendimenti statunitensi, in linea con il nostro approccio prudente sui tassi a lungo termine. I titoli indicizzati all’inflazione hanno fornito un ulteriore contributo, poiché le dinamiche inflazionistiche realizzate hanno continuato a superare le stime prudenti incorporate nei prezzi di mercato. Il portafoglio credito ha beneficiato soprattutto della generazione di carry. Sebbene le posizioni in CDS abbiano inciso lievemente in senso negativo sulla performance, ciò riflette scelte prudenti di costruzione e copertura del portafoglio piuttosto che un deterioramento dei fondamentali creditizi.
Infine, la gestione valutaria ha rappresentato una fonte significativa di performance relativa. La sottoponderazione strutturale del dollaro statunitense si è rivelata favorevole in un contesto di marcato deprezzamento del dollaro nel corso dell’anno, confermando il valore aggiunto derivante da un’allocazione attiva delle valute.
Guardando al futuro, ci attendiamo che la crescita globale continui a essere sostenuta dal perdurare degli stimoli fiscali nelle principali economie, tra cui Stati Uniti, Europa e Giappone. Tuttavia, tale supporto potrebbe tradursi in rischi inflazionistici più elevati nel medio termine, in particolare negli Stati Uniti, dove la sostenibilità fiscale e la credibilità delle politiche economiche restano elementi di attenzione.
In questo contesto, il portafoglio rimane posizionato per bilanciare la partecipazione agli asset rischiosi con protezioni difensive mirate. Manteniamo un’esposizione significativa all’azionario, una duration modificata negativa e coperture selettive, in particolare attraverso l’esposizione allo yen giapponese, protezioni CDS, opzioni put sugli indici azionari statunitensi e titoli minerari legati all’oro.
Rimaniamo costruttivi sull’azionario, sostenuti dalla resilienza della crescita economica, da condizioni finanziarie accomodanti e dalla prosecuzione del ciclo di investimenti in conto capitale guidato dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, valutazioni elevate riducono il margine di sicurezza e rafforzano la necessità di un approccio selettivo. All’interno del settore tecnologico, abbiamo affinato l’esposizione all’IA, privilegiando segmenti di qualità più elevata con traiettorie degli utili più visibili e riducendo l’esposizione ai titoli più speculativi e ad alto beta. Al di là della tecnologia, stiamo aumentando progressivamente l’allocazione verso società erroneamente percepite come “perdenti” dell’IA, in particolare nei settori del software e delle infrastrutture finanziarie, dove le distorsioni valutative offrono profili rischio-rendimento interessanti.
Sul fronte dei tassi, manteniamo un atteggiamento prudente sulla duration, soprattutto negli Stati Uniti. Le persistenti pressioni inflazionistiche, l’elevato volume di emissioni governative e i interrogativi sulla credibilità delle banche centrali limitano il potenziale per un calo duraturo dei rendimenti. In questo contesto, i titoli indicizzati all’inflazione continuano a offrire un’opzionalità interessante, con un’inflazione implicita di mercato che rimane contenuta rispetto ai fattori strutturali di pressione inflazionistica.
Infine, l’elevata imprevedibilità delle politiche economiche, unita alla tolleranza dell’amministrazione Trump per un dollaro statunitense più debole, ci porta a mantenere una visione cauta sul dollaro nel medio termine. L’espansione fiscale persistente e non finanziata, l’ampliamento dei deficit gemelli e l’elevata incertezza politica sono fattori destinati a esercitare una pressione ribassista strutturale sul dollaro nel tempo. In questo contesto, esposizioni selettive a valute diverse dal dollaro continuano a offrire benefici di diversificazione e un potenziale interessante in termini di performance relativa.
*Scala di Rischio del KID (documento contenente le informazioni chiave). Il rischio 1 non significa che l'investimento sia privo di rischio. Questo indicatore può evolvere nel tempo. **Il Regolamento SFDR (Regolamento sull’informativa di sostenibilità dei mercati finanziari) 2019/2088 è un regolamento europeo che impone agli asset manager di classificare i propri fondi in tre categorie: Articolo 8: fondi che promuovono le caratteristiche ambientali e sociali, Articolo 9 che perseguono l'investimento sostenibile con obiettivi misurabili o Articolo 6 che non hanno necessariamente un obiettivo di sostenibilità. Per ulteriori informazioni consultare: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2019/2088/oj?locale=it.
| Carmignac Patrimoine | 3.9 | 0.1 | -11.3 | 10.5 | 12.4 | -0.9 | -9.4 | 2.2 | 7.1 | 12.1 |
| Indice di riferimento | 8.1 | 1.5 | -0.1 | 18.2 | 5.2 | 13.3 | -10.3 | 7.7 | 11.4 | 1.1 |
| Carmignac Patrimoine | + 7.0 % | + 2.0 % | + 2.4 % |
| Indice di riferimento | + 6.7 % | + 4.3 % | + 5.3 % |
Fonte: Carmignac al 31 dic 2025.
Le performance passate non sono un'indicazione delle performance future. Le performance sono calcolate al netto delle spese (escluse eventuali commissioni di ingresso applicate dal distributore)
Indice di riferimento: 40% MSCI AC World NR index + 40% ICE BofA Global Government index + 20% €STR Capitalized index. Indice ribilanciato trimestralmente.
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