
Carmignac Patrimoine (A EUR Acc) ha registrato una performance del -0,25% nel primo trimestre del 2026, in linea con il proprio indice di riferimento, in calo del -0,22%.
L'anno è iniziato sulla scia della fine del 2025, sostenuto dall'ottimismo legato ai tagli dei tassi e al ciclo di investimenti nel settore dell'intelligenza artificiale, mantenendo i mercati azionari vicini ai loro massimi nonostante le valutazioni elevate.
Tuttavia, già a partire da febbraio, si osserva un cambiamento di tendenza sotto la superficie. Dietro indici ancora resilienti, si avvia una marcata rotazione, caratterizzata da un brusco calo del settore software, alle prese con timori disinflazionistici legati alla disruption dell’IA e, più in generale, con la messa in discussione di alcuni modelli di business a seguito dell’emergere di agenti intelligenti (servizi finanziari, consulenza, ecc.). I flussi si ridistribuiscono quindi verso segmenti più ciclici, come quello energetico e quello industriale, ma anche verso i mercati emergenti e, in una certa misura, verso l’Europa. Parallelamente, emergono interrogativi sul credito privato, in particolare per la sua esposizione al settore tecnologico e a strutture di finanziamento talvolta opache. In questa fase, tali preoccupazioni non si traducono in una dislocazione dei mercati quotati: il credito resta complessivamente resiliente, con spread che si allargano solo moderatamente nonostante l’aumento dell’avversione al rischio.
In questo contesto già più instabile, l’escalation geopolitica tra Stati Uniti, Israele e Iran a partire dalla fine di febbraio agisce da catalizzatore. Essa provoca uno shock petrolifero significativo, un aumento delle aspettative di inflazione e del dollaro, una forte correzione dell’oro, nonché un marcato irrigidimento dei tassi sovrani. I mercati azionari registrano quindi una correzione significativa a livello globale, sancendo un rapido passaggio da uno scenario “Goldilocks” a un regime molto più incerto, dominato dai rischi di stagflazione e dal ritorno in primo piano delle dinamiche macroeconomiche e geopolitiche.
Il Fondo chiude il trimestre in lieve calo. Questo arretramento è spiegato principalmente dal contributo negativo del portafoglio azionario, penalizzato sia dalla rotazione osservata a febbraio, legata alla messa in discussione di alcuni modelli di business alla luce degli sviluppi dell’intelligenza artificiale, sia dal rinnovato aumento dell’avversione al rischio registrato a marzo. Il resto del portafoglio ha invece mostrato una buona resilienza, illustrando ancora una volta i benefici di un’allocazione diversificata.
Sul fronte dei tassi, la nostra decisione di mantenere una sensibilità negativa dall’inizio dell’anno ha finito per dare i suoi frutti. Il rialzo delle aspettative di inflazione e dei tassi a marzo ha riacceso lo spettro di uno scenario simile a quello del 2022, sostenendo le nostre posizioni. Inoltre, le nostre strategie di copertura sugli asset rischiosi, sia sul credito sia sulle azioni, hanno anch’esse contribuito positivamente alla performance.
Alcune esposizioni di diversificazione hanno inoltre svolto un ruolo importante. Sul versante azionario, i titoli energetici (come Schlumberger), così come settori più difensivi quali i beni di prima necessità, hanno fornito un supporto significativo. Sul segmento valutario, la gestione attiva dell’esposizione al dollaro, combinata con una diversificazione verso valute strettamente legate al ciclo delle materie prime, in particolare il real brasiliano, ha contribuito positivamente. Infine, la gestione tattica dell’oro, caratterizzata da una significativa riduzione dell’esposizione tra gennaio e marzo, è stata un importante contributo alla performance.
Il trimestre evidenzia la solidità del portafoglio diversificato che abbiamo costruito. In un contesto di mercato relativamente sfavorevole alle nostre convinzioni azionarie di lungo termine, che restano il principale fattore di rischio del portafoglio — penalizzate in particolare dai timori di disruption legati all’IA (soprattutto nei software, in alcune megacapitalizzazioni tecnologiche e nei servizi finanziari) — le altre asset class hanno saputo efficacemente subentrare e attenuare gli shock.
In questo contesto, il nostro posizionamento riflette innanzitutto un elevato livello di incertezza. I mercati ci sembrano oggi incorporare lo shock inflazionistico, ma continuano a sottostimare un eventuale shock sulla crescita. Questa lettura ci porta a ridurre l’esposizione agli asset rischiosi e ad adeguare il posizionamento sulla curva dei rendimenti.
Sul fronte azionario, abbiamo quindi ridotto tatticamente l’esposizione netta tramite futures, mantenendo al contempo le opzioni put implementate prima del conflitto. Per proteggerci da un eventuale nuovo cambio di rotta di Trump, abbiamo inoltre rafforzato la nostra convessità attraverso strategie basate su opzioni call relativamente interessanti, in un mercato dominato dalla domanda di protezione. A livello di selezione titoli, manteniamo una forte esposizione alla tecnologia, le cui valutazioni hanno già registrato una significativa correzione, ma abbiamo ricentrato il posizionamento su società con elevate barriere all’ingresso, meglio attrezzate per affrontare i rischi di disruption legati all’IA. Sul credito, manteniamo un livello elevato di coperture sull’high yield, poiché i livelli attuali ci sembrano ancora troppo compiacenti alla luce delle potenziali implicazioni dello shock sulle materie prime.
Sui tassi, abbiamo mostrato agilità prendendo progressivamente profitto sulle strategie ribassiste a seguito del primo movimento di rialzo dei tassi di marzo. All’esito delle riunioni delle banche centrali, abbiamo avviato posizioni lunghe sui tassi a breve tedeschi, poiché il mercato sconta un ciclo di inasprimento della BCE che riteniamo ambizioso alla luce dei rischi che gravano sulla crescita europea, in particolare in caso di prolungamento del conflitto. Restiamo inoltre esposti all’inflazione tramite obbligazioni indicizzate, con un bias più marcato sulle scadenze lunghe.
Per quanto riguarda il resto del portafoglio, abbiamo riavviato una posizione sull’oro in modo tattico e in misura significativamente ridotta, circa quattro volte inferiore rispetto ai livelli passati. Sul fronte valutario, manteniamo un bias marcato a favore delle strategie di carry, in particolare quelle che potrebbero beneficiare del rialzo delle materie prime come il real brasiliano (BRL) o il dollaro australiano (AUD). Continuiamo inoltre a privilegiare l’euro rispetto al dollaro, ritenendo che il conflitto in Medio Oriente, primo confronto indiretto tra Stati Uniti e Cina, rappresenti un fattore negativo per il biglietto verde nel medio termine.
*Scala di Rischio del KID (documento contenente le informazioni chiave). Il rischio 1 non significa che l'investimento sia privo di rischio. Questo indicatore può evolvere nel tempo. **Regolamento SFDR (Regolamento relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari) 2019/2088. La classificazione SFDR dei Fondi può evolvere nel tempo.
| Carmignac Patrimoine | 0.1 | -11.3 | 10.5 | 12.4 | -0.9 | -9.4 | 2.2 | 7.1 | 12.1 | -0.2 |
| Indice di riferimento | 1.5 | -0.1 | 18.2 | 5.2 | 13.3 | -10.3 | 7.7 | 11.4 | 1.1 | -0.2 |
| Carmignac Patrimoine | + 7.0 % | + 1.7 % | + 2.6 % |
| Indice di riferimento | + 5.6 % | + 3.5 % | + 5.4 % |
Fonte: Carmignac al 31 mar 2026.
Le performance passate non sono un'indicazione delle performance future. Le performance sono calcolate al netto delle spese (escluse eventuali commissioni di ingresso applicate dal distributore). L'investimento nel Fondo potrebbe comportare un rischio di perdita di capitale.
Indice di riferimento: 40% MSCI AC World NR index + 40% ICE BofA Global Government index + 20% €STR Capitalized index. Indice ribilanciato trimestralmente.
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